Ritorna The Handmaid’s Tale

I 13 episodi della seconda stagione promettono di illustrare il destino finora sconosciuto di Difred. In esclusiva su TIMVISION.

Poche serie negli ultimi anni hanno gelato il sangue del pubblico quanto The Handmaid’s Tale, con la sua parabola di un futuro prossimo soffocante e pericolosamente possibile. La realtà messa in scena dal creatore dello show Bruce Miller è distopica e rappresenta la società di Gilead, teocrazia maschilista retta sull’interpretazione esasperata e pretestuosa delle dottrine cristiane, e basata sulla coercizione alla procreazione inflitta alle donne fertili.

The Handmaid’s Tale è ispirata al romanzo Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, pubblicato a metà Anni Ottanta, nel quale il diario vocale della protagonista Difred viene rinvenuto decenni dopo la caduta di Gilead. Di lei si sa che forse è riuscita a fuggire, dopo essere stata soggetta ai capricci di un potente, e niente più. La seconda stagione, dal 26 aprile su TIMVISION, promette di illustrarne il destino finora sconosciuto dopo che la prima annata si era conclusa con uno spiazzante cliffhanger.


'Possa il Signore schiudere': l'incognito

La serie pluripremiata (ha trionfato ai Golden Globe, tra l’altro, come Miglior Serie Drammatica e Miglior Attrice Protagonista a Elisabeth Moss) prende spunto - come accennato – da Il racconto dell’ancella, la cronaca dell’orribile fato, fatto di torture, stupri e umiliazioni, di Difred e delle altre donne asservite al regime di Gilead. Sono le femmine donne fertili rimaste sul pianeta dopo le guerre; tolte alle rispettive famiglie, indottrinate, mutilate, sottomesse, sono state riassegnate come schiave del sesso alle famiglie dei potenti che cercano di perpetrare la linea di sangue.

Nel romanzo le audiocassette con il diario della protagonista Difred (sorta di patronimico possessivo composto dal nome di battesimo del “padrone”, in questocaso il Comandante Fred Waterford) vengono rinvenute anni dopo che il regime è stato debellato, e la seconda stagione è destinata a colmare le lacune di quella narrazione che lasciava di proposito nel mistero il destino della protagonista dopo gli eventi riportati nella prima . The Handmaid’s Tale si era conclusa con l’arresto di Difred, incinta, portata via dalle forze dell’ordine di Gilead in seguito a un’insubordinazione. Tra i misteriosi uomini che operano come “Occhi” (i servizi segreti) c'è anche il padre del suo bambino, Nick, l’unico in grado di offrirle una via di fuga.

Fino a quel momento, le altre ancelle che si sono ribellate sono andate incontro alla mutilazione (è il caso di Janine, poi Diwarren), alla morte o alla deportazione nelle Colonie (terre radioattive da bonificare) come accaduto a Diglen, rea di essere gay e soprattutto di fare parte del movimento dei ribelli. Le ultime puntate fornivano a Difred la forza di reagire, complice la rivelazione dell’ubicazione della figlia e dell’esistenza in vita del marito Luke, il suo consorte, al sicuro oltre il confine. Tutto da scoprire, anche il fato di Diglen, di Serena Joy – la glaciale moglie del comandante – e di Waterford (interpretato dal britannico Joseph Fiennes).

 

'Sia benedetto il frutto': Il passato

Quale vita conducevano i cittadini della società di Gilead prima dell'avvento del regime? Nel corso della prima stagione numerosi flashback ricostruivano la silenziosa e implacabile distruzione della democrazia e la disfatta di June (il vero nome di Difred); la seconda annata intercalerà la narrazione principale con deviazione incentrate sul passato delle altre protagoniste, in particolare di due donne colte e opposte come Emily (Diglen) – docente universitaria di biologia sposata con Sylvia – e di Serena Joy, ex attivista culturale. Emily è quella che ha vissuto più drammaticamente e lucidamente la perdita dei propri diritti – come donna e come membro della comunità LGBT – soppressi dal regime.

Come, auspicabilmente, verrà mostrato nei nuovi episodi tramite flashback incentrati su Alexis Bledel (Gilmore Girls – Una mamma per amica): l’interprete di Emily diventa infatti un membro fisso del cast della seconda stagione. Gli squarci sul passato della ribelle sono testimoniati anche dall’ingaggio di Clea DuVall, a cui è andato il ruolo di Sylvia. Altre addizioni nel cast sono costituite da Bradley Whitford (The Post), nei panni del Comandante Joseph Lawrence (“l'architetto dell'economia di Gilead, un uomo spaventoso e al contempo brillante”) e Sydney Sweeney, nel ruolo di una quindicenne desiderosa di diventare moglie di un leader.

La guest più interessante è, tuttavia, quella del premio Oscar Marisa Tomei, il cui personaggio interagirà con quello della Bledel. In linea con un trend portato in auge di recente da un’altra serie al femminile, Marvel’s Jessica Jones, la cui seconda stagione è stata tutta diretta da registe donne, anche The Handmaid’s Tale seguirà un destino simile. Bruce Miller ha infatti dichiarato che almeno metà dei nuovi episodi avranno alla regia una donna. Confermato anche il coinvolgimento dell'autrice del romanzo Margaret Atwood che ha contribuito a sviluppare le parti narrative inedite.

 

'Nolite Te Bastarde Carbondorum': Il futuro

Accanto alle frasi bibliche di rito ripetute fino alla nausea nella serie (“Sia benedetto il frutto”, “Possa il Signore schiudere”) con cui sono state indottrinate le ancelle, va evocata anche la citazione in latino arrangiato dell’ancella che ha preceduto June come schiava di Fred: “Nolite te bastarde carbondorum” (“Non lasciare che i bastardi ti schiaccino”). La seconda stagione, come si evince dai trailer, è attraversata dal vento della rivolta. June non può più sopportare le prevaricazioni e il suo spirito sembra volgere verso la ribellione.

Il futuro di Difred non è scritto, almeno non nel romanzo, ma Elisabeth Moss, interprete della protagonista nonché produttrice esecutiva di The Handmaid’s Tale ha accennato al fato del suo personaggio nel corso di alcune interviste, lasciando intendere che vedremo June evolvere. “La mia intenzione è quella di avvicinarmi, durante la seconda stagione, alla June della voce fuoricampo. La June che parla non è quella che vediamo nei fashback, è qualcuno che è stato a Gilead.” ha affermato. E ha anche aggiunto "June è una tosta, non è una capace di tenere la bocca chiusa. Verrà schiacciata e rinascerà un paio di volte in questa stagione ma troverà anche la forza che non aveva mai pensato di avere per rinascere come una fenice”.

Quindi, tira davvero aria di rivoluzione e non sarà solamente Difred a resistere al regime in questa seconda stagione di The Handmaid’s Tale che si preannuncia più cruda e critica della prima. 

 

 
 
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